Routine e risa dietro a dei fucili

Allora io poi volevo dire pure io due parole su questa crisi che ne parlano un po' tutti i blogger di quelli seri e, seppur me stesso, non mi posso mica censurare, scusate. E niente, volevo dire che sì, c'è questa crisi che uno poi può pure camparci nonostante, se c'ha un minimo, può anche campicchiarci se c'hai meno del minimo, pagato l'affitto, se c'arrivi all'affitto, ci campicchi, e insomma vivi, e ci puoi campicchirellare, proprio a stento, che c'è chi c'ha meno del meno del minimo, e comunque un ponte non te lo nega nessuno, qui da noi c'è pieno, pure dove non serve, e a campicchirellarci poi non è mica vita, ma resisti. Il fatto è però che questa crisi ci sta impazzendo un poco tutti quanti, la gente mica ce la fanno più a incazzarsi, poi fanno la rivoluzione, e manco c'avranno i soldi per i fucili, è sarà ancor più incazzata, che ti hanno inculato il futuro, Will, come dicono gli inglesi, che manco so chi sia, avrei potuto capire Jasmine, ma Will. Fortuna, bisogna dirlo, che almeno noi viviamo in uno stato del Vaticano, che è omofobo abbastanza per accettare per il nostro futuro un'inculata ad un altro uomo. E comunque ieri ho aspettato un'ora e quaranta per un tavolo al ristorante. Grazie per l'attenzione.

M'han detto che io conto e son contento

Io a volte c'ho questa cosa che a me non mi si capisce, pure se parlo piano e scandito e ad alta voce, se parlo scritto o parlo a gesti, niente, mi devo rispiegare che è una difficoltà. A volte questo è un mio problema che prima, in realtà, prima non lo consideravo mica un problema, prima era una fortuna che ero di un'altra saliva, e Che fortuna!, mi dicevo, e mi capivo, mi capivo solo io e mi piaceva. Ora niente, invece, ora succede che il mio problema è un problema pure per me.

Ormai s'è fatto er sangue pisto

Non aveva mai visto la morte e, anche se non c'aveva mai riflettuto poi molto, mica se la immaginava com'era fatta. Al più, si diceva, al più la morte potrebbe assomigliare a quella dei film da popcorn, con la bocca incustodita, vestita di buio, e potrebbe chiamarti nel mezzo della notte per respirare affanni sinistri al telefono col filo. Ma non più di questo, in realtà, perché è già tanto, che immaginarsela non ci riusciva affatto. E invece poi, in un momento qualsiasi di un giorno qualsiasi in un posto qualsiasi, bevendo un sidro di mela e parlando di un argomento qualsiasi con gente qualsiasi, s'è presentata in tutta la sua atroce pocheria, e con una voce tonfa di caduta e nuda di silenzio, ha sciorinato il suo mestiere. Da quel giorno, che se lo ripromise, non bevve più sidro di mela.

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Stanche parabole di vecchi gabbiani

Oggi sono stato al mare. E' che io al mare non ci vado mai, solo quando il sole ancora un po' sbadiglia e gli ombrelloni son sporchi di polvere e non di sabbia. E ho capito che al mare, quando vai al mare, ci devi andare in silenzio e non glielo devi dire che ci stai andando, che quando gli fai una sorpresa così, come oggi, che lui mica lo sapeva che ci sarei andato, allora il mare è contento e tu pure, che al mare c'eri andato proprio sperando di non vederlo agitato.

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Cala il sipario

L'ultima volta che sono andato a teatro, non me lo aspettavo mica, c'era della gente che, in placido silenzio, si godeva lo spettacolo dal proprio telefonino.

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Di non riposarti mai

Dicevo che gli alberi, i ciliegi ma anche gli altri, così in fiore che è primavera eccetera, questi alberi così ti fanno venire dei pensieri che a guardarli ti vien quasi da dire Vivere, e non Campare.

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Questa gloria da stronzi

Ce n'era uno che stava sul palco e suonava e cantava e c'era gente davanti a lui, ce n'era pure tanta di gente, gente che ballava e ascoltava, e c'era più gente che ballava e ascoltava che gente che suonava e cantava per la verità, però quando cantava, questo che suonava e cantava, sarà forse stata una impressione mia, cantava come se gli avessero fatto male le cozze.

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Cose vecchie con il vestito nuovo

C'è gente che scrivono cose che quando le leggi, questi libri che scrivono questi, pensi che allora se lo pubblicano lui fosse pubblicano pure me, se scrivessi, che pubblicano certe robe che poi la colpa è pure mia che le leggo magari. Allora io dico ci vuol coraggio a non scrivere se dopo ti pubblicano che è sicuro che ti pubblicano, meglio tacere.

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Giorni che non servono parole

Stamattina mi sono svegliato che voglio scrivere una lettera aperta al mio lettore russo. Non capita a tutti di avere un lettore russo. Io ce l'ho, non so se è un lettore, so che c'è passato, una volta, un po' di tempo fa, e che se n'è andato. Ma io oggi voglio scrivergli una lettera, che chissà mai ritorni. Una lettera che inizia con Caro lettore russo, poi continua, Ma lo sai che qui da noi c'abbiamo Monti e prima ancora Berlusconi compagno vostro e tu c'hai Putin e che nonostante tutto sembrerebbe che stiamo messi meglio noi? Però tu, lettore mio, tu non c'hai il collocamento di Aversa. Quindi siamo pari. Saluti alle matrioske.

E d'improvviso siamo ancora una persona sola

E allora siamo come i cavalli, pensavo, che c'hanno i paraocchi i cavalli. A sguardo dritto, escludiamo le curve se non ci strattonano. Perché suonare in un centro commerciale, secondo me, in un posto che camuffa la piazza, che decapita la cultura, che favorisce attività che a dire losche dici cosche, che punta l'arco al profitto e pazienza che la freccia colpisca alla testa, suonare in un centro commerciale è, per certi aspetti, un po' come suonare in uno stadio, non uguale, ben intesi, ma simile a uno stadio, che è un altro posto che camuffa la piazza, che decapita la cultura, che favorisce attività che a dire losche dici cosche, che punta l'arco al profitto e pazienza che la freccia colpisca alla testa. Che allo stadio ci si va e non si dice dello stadio, perché è lo stadio e noi siamo i cavalli. E allora viva la buona musica e non sbattiamo gli zoccoli, che si abbassano le luci.

Gustoso, conveniente ma ridotto

C'è un negozio, come ve lo devo dire, un negozio che non sembra mica un negozio, sembra un appartamento a vederlo da fuori, e infatti è un appartamento ma da dentro c'ha l'arredo che sembra un negozio, poi è che vende pure come un negozio, ma fattura come un appartamento. Come a casa mia, insomma, che io non fatturo a casa mia, però non vendo nemmeno. Ci sono posti che poi son ben strani.

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Quando anche il cielo di sopra è crollato

Paola si presentò per ultima. Disse Ciao sono Paola. Aveva la voce da uomo. Io non lo sapevo come mai ma me lo potevo immaginare, e infatti lo immaginai. La trovai brutta, come immagine, anche Paola a dire il vero, ma l'immagine di più, che ho una fantasia storpia. Aggiunse Sono la ragazza di Giuseppe, Giuseppe era il festeggiato, Ah, risposi io, e me lo potevo immaginare pure questo, e l'immagine fu ancora più brutta, più brutta di Giuseppe e Paola insieme, che proprio belli non erano, diciamocelo. E così, insomma, che gli incontri certe volte, pensa che Giuseppe ora si fa chiamare Pina, e non sta più con Paola. E Paola non lo so che fine abbia fatto, ma ieri è morto uno in città, era per strada, un'auto folle, lo schianto, le gomme sull'asfalto e la puzza di carbonio. Dice che a terra, vicino al suo corpo da donna, vicino al corpo di Paolo Santini, c'era una foto che Pina era ancora Giuseppe.

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